Sant'Antonio


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Percorso

Attraverso le scalette dei Galano si raggiunge la località Sant’Antonio. I confinati potevano spingersi fino all’inizio del tunnel che porta a Giancos, dove una garitta (oggi edicola votiva) sbarrava loro il passo. Nel palazzo Martinelli aveva sede il Fascio.
Nel palazzo Perrotta alloggiò Cesare Rossi; la stradina che costeggia il palazzo conduceva alla sede del Dopolavoro e alla mensa dei comunisti. Nel palazzo con gli archi aveva sede la farmacia Vitiello; nei locali retrostanti alloggiarono i confinati Lelio Basso e Vincenzo Cencio Baldazzi (che avrebbe poi sposato Elena Vitiello, figlia del farmacista). Nello stesso edificio visse la famiglia di Michele Veglia, esponente dell'ala anarco-sindacale del movimento bracciantile pugliese e amico fraterno di Giuseppe Di Vittorio.

Testimonianze

Cesare Rossi (confinato): Sarebbe opportuno rinnovare la richiesta di disposizioni definitive e precise sul regime finanziario cui sarò sottoposto, per quanto il cospicuo e generoso sussidio del Duce a mio favore abbia reso meno urgente tale sistemazione.


Marguerite Durand (moglie di Cesare Rossi): Aggiunga che l’ambiente non è proprio quello nostro; gente buona in fondo ma rozza, pettegola, fiacca: è assolutamente impossibile che noi – specie quando, a fine agosto, ricominceranno i venti impetuosi – si rimanga qua. La casa – ed è una delle migliori – è costruita con finestre e porte tutte d’infilata; quindi correnti micidialissime, alle quali non si può rimediare. La mamma, tanto delicata dei bronchi e dei polmoni, rischierebbe di morirvi. In quanto a me che – come ricorderete – soffro di crisi d’appendicite, qui sarei nell’impossibilità di farmi curare perché non esiste il menomo ospedale, né pronto soccorso o qualsiasi chirurgo, e se si deve attendere il piroscafo che viene – quando il tempo è bello – ogni tre giorni, l’intervento chirurgico non giungerebbe in tempo (…) Non sarebbe possibile ottenere un cambiamento di residenza scegliendo un paese più cristiano per noi?


Camilla Ravera (confinata): Dopo l'appello, lungo il corso di Sant'Antonio, avveniva la passeggiata generale, in attesa dell'ora della ritirata. Ed era anche quella un'occasione, camminando a gruppi di due o tre, per le conversazioni a catena, di informazione e di commento dei fatti ed avvenimenti del giorno.

Altiero Spinelli (confinato): Ogni gruppo politico aveva una sua prima elementare organizzazione nelle mense perchè, essendo esse liberamente costituite dai confinati, in ogni mensa si adunavano ed erano accettati solo gli affini politicamente. C'erano alcune grandi mense comuniste di trenta/cinquanta commensali ciascuna. Nella mensa anarchica c'era una trentina di commensali. Due piccole mense di cinque/sei commensali ciascuna erano rispettivamente dei giellisti e degli ex comunisti.

Domenico Cuomo (ponzese): Sotto casa mia, nella Padura, c'era una mensa dei confinati, la più grande, e io ne ero la mascotte. Mi invitavano spesso a pranzo, mi regalavano soldini e caramelle, per il Primo Maggio le compagne mi cucirono un bel bolerino. La mensa era molto grande, organizzatissima; c'era un angolo per l'uccisione del maiale, c'era un orto che cresceva rigoglioso grazie alla presenza di due fonti d'acqua: un pozzo e una cisterna romana. Al pozzo mia sorella Teresa detta Sisina conobbe il confinato Fioravante Parigi Sani. Lui era nato a Empoli nel 1908, nel '33 fu mandato al confino per aver partecipato a manifestazioni antifasciste a Livorno. Sisina e il Parigi si innamorano, si fidanzano, lui comincia a frequentare la nostra casa.